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Cura attacchi di panico – quale terapia

Gli attacchi di panico - quale cura
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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Cura attacchi di panico – quale terapia

Gli attacchi di panico – quale cura. A questa frequente domanda, cura attacchi di panico, quale terapia è possibile,  la mia risposta è quasi sempre: “….c’è sempre una cura per chi vuol farsi curare …” e non è assolutamente retorica.

Molte persone ne soffrono e non curano il problema, aggravando la propria situazione anche perchè affrontano in modo sbagliato il problema degli attacchi di panico

Insomma, come una caria sottovalutata può trasformarsi in qualcosa di più serio, un principio di attacco di panico ignorato, può portare il soggetto a limitare, a volte anche pesantemente il proprio (e dei propri cari) stili di vita.

Cura attacchi panico – intervista su TG Regione Lazio

Ma, vediamo come si curano gli attacchi di panico.

Sulla base della mia esperienza clinica, la cura si poggia su alcuni pilastri che sono:

Psicoterapia, da svolgere in due fasi:

  • La prima, di tipo Cognitivo Comportamentale, necessariamente di breve durata e tesa ad alleviare tutta la sintomatologia. Ci  si concentra sul qui e ora (hic et nunc) e fornisce un sollievo in breve tempo
  • La seconda, di tipo psicodinamico, teso a comprendere le eventuali ragioni inconsce che hanno determinato questa situazione

La terapia farmacologica per la cura degli AdP

La terapia farmacologica sintomatica può (e deve) essere modulata in base alle reazioni del paziente, ma è finalizzata al contenimento del sintomo e non sempre (come invece spesso sentiamo dire da neurologi e psichiatri) interviene sulle cause dello stesso; inoltre offre un valido supporto, che riduce la sintomatologia ansiosa, ma anche al buon esito della psicoterapia individuale.

Tuttavia, non si può assolutamente escludere che i farmaci, agendo a livello neurochimico, riducono i sintomi e talvolta, possono innescare nel soggetto, effetti virtuosi (frequente quando la sintomatologia concede una tregua) che si riflettono sui comportamenti e sui pensieri, e sono in grado di modificare in maniera permanente i circuiti neuronali coinvolti, che presumibilmente erano alla base dei sintomi.

In questo caso la sola cura farmacologica ha successo.

La psicoterapia per la cura degli AdP

Credo che comunque questo risultato sia poco frequente se non addirittura assolutamente fortuito.

Lo confermano tutti quei casi clinici di coloro che si sono (o ancora oggi) affidati esclusivamente a tale tipo di terapia. Ripeto, l’unica vera cura degli attacchi di panico è solo la Psicoterapia.

Tutti gli altri approcci (farmaco, training autogeno, yoga, gruppo di mutuo aiuto, etc) vanno considerati come un validissimo supporto.

Nella psicoterapia, invece, attraverso la parola (ed eventuali esercizi), vengono stimolate proprio quelle aree neuronali coinvolte con il disagio e i suoi sintomi.

I risultati prodotti da una psicoterapia conclusa in modo soddisfacente (molti studi attribuiscono una percentuale di successo superiore all’80%) conferma che i risultati sono permanenti.

La differenza è che nella psicoterapia il successo non si affida nè al caso nè alla fortuna.

Cosa fare durante la crisi di AdP

Durante una crisi di panico suggerisco sempre di porsi in una situazione di estrema comodità. Se avete la camicia, provate a sbottonare qualche bottone, magari allentate la cinta dei pantaloni, se le scarpe stanno strette, toglietele.

Una volta posto il proprio corpo in una situazione priva di costrizioni, focalizzatevi sul respiro, che deve essere il più regolare e ‘ossigenato’ possibile. Un bel lungo respiro, ossigena meglio il cervello e un cervello ossigenato reagisce meglio.

Focalizziamoci sulle aree bersaglio della crisi (formicolio alle mani o ai piedi, il petto ci stringe, sudiamo, abbiamo capogiri…) e cerchiamo di intervenire come si può (massaggio al torace, oppure agli arti coinvolti, il viso se sudiamo etc. )

Non dimentichiamo che gli attacchi di panico, passano e non si muore. Piano piano, se abbiamo adottato gli accorgimenti di cui sopra, la crisi comincia a calare d’intensità e lentamente cominciamo a sentirci meglio come dopo aver concluso un grande sforzo (parto, scalata, esame, etc).

L’Adp è il veicolo dove l’accumulo di energia trova la sua valvola di scarico a testimonianza (forse) di un modello di vita alieno alla nostra reale essenza e a cui, spesso senza esito, proviamo a ribellarci.

Dopo un attacco, cerchiamo di verbalizzare anche a voce alta tutto ciò che ci viene in mente e poi utilizziamolo (oppure, meglio ancora, portiamolo come materiale in terapia) per ‘carpirne’ il messaggio subliminale. Non dobbiamo subire l’AdP ma dobbiamo cavalcarlo per comprendere il messaggio che implicitamente l’inconscio ci lancia.

Cosa sono gli attacchi di panico

Leggi anche un artcolo che spiega cosa succede quando si va dallo psicologo

 

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